Tu lo sapevi. Non sono mai stato bravo coi saluti.
L’ultima volta che mi hai visto dicevi che ti ricordavo tanto un personaggio di Dostoevskij. Quale libro o quale fosse il personaggio non me l’hai mai detto. Io però ho sempre avuto il presentimento che di qualsiasi libro, di qualunque personaggio si fosse trattato, sarebbe stato comunque il personaggio di Dostoevskij che tu avevi immaginato, come tu l’avevi immaginato. Niente di più, niente di meno. Ma magari lui in realtà non era proprio così, come tu dicevi.
Penso.
Penso che forse non impareremo mai, non ci accorgeremo mai del delicatissimo tipo di rapporto che abbiamo con la nostra memoria e con anche ciò che la riempie: i nostri ricordi.
Un brutto rapporto forse. [non lo so, ve lo chiedo. brutto?]
Che lo diciamo spessissimo. “Che a me ricorda tanto…”
Il giorno in cui ci renderemo conto che ricordare non è sinonimo di idealizzare forse sarà pure troppo tardi. [e verrà l'apocalisse.]
Nessuno adesso può saperlo.
E mi accorgo che è difficile restare aggrappati alla propria memoria senza fare danni [a sé e agli altri.]; continuando poi ad ogni nuova situazione a produrre sempre nuovi paragoni tra quello che è stato e quello che è adesso.
No, seriamente. Non penso che tutto questo a noi faccia bene.
Adesso ditemi voi. Che qui siamo in #scambiarsiparentesi [ricordate, no?] e quindi io ascolto.
cose da ascoltare: Greg Laswell – How The Day Sounds


martedì, 24 gennaio, 2012, 19:17 | 



24 gennaio 2012 at 19:43
Aver a che fare con la memoria non è mai cosa semplice. Ci barcameniamo sempre, come dico, in paragoni che lasciano a desiderare. Paragoni distorti dal tempo.
Io penso che la nostra tendenza a vivere nel passato sia dovuta al fatto che è difficile apprezzare ciò che si ha adesso. In questo momento. E la colpa è un po’ nostra, un po’ di questo tempo. Così spezzato, così pieno di cose che durano un soffio.
24 gennaio 2012 at 19:49
Io avevo preso l’abitudine di mettere tutto dentro delle scatole, cose brutte e cose belle. Ammetto certo fosse un atteggiamento un po’ morboso nei confronti dei ricordi. Ma la cosa buona è che io ho pochissima memoria. Perciò era sufficiente buttare via la scatola quando avevo anche il minimo sospetto che questa avrebbe messo in crisi il momento presente in cui mi ritrovavo immerso. Ma lascia stare, sai che io con queste cose sono maniacale.
24 gennaio 2012 at 20:17
Io per esempio non lo dico quasi mai “mi ricorda”. Forse perchè la maggior parte dei miei ricordi non sono poi un granchè. Forse dipende anche dalla qualità del ricordo. Non so.
Il dare valore al passato ci dà anche la possibilità di valutare il meglio il presente e il futuro. Ma secondo me dev’essere uno spunto per andare avanti meglio, per dare il giusto peso e valore alle cose. per migliorare in generale.Che sennò non ha senso. Un ricordo non è una zavorra. E’ un’esperienza.
24 gennaio 2012 at 20:22
A proposito di ricordi ho appena dato fuoco (non letteralmente, eh. Non sono un’incendiaria) al mio diario segreto.
Ma cosa succede se invece di vivere nel passato si vive sempre e costantemente nel futuro?
Il giusto mezzo! diceva Aristotele. Non ce lo ricorderemo mai. E quando arriverà il giorno che impareremo a vivere l’oggi e l’adesso… quello sì che sarà il giorno dell’Apocalisse.
Bacino :*
Chiaretta
25 gennaio 2012 at 00:22
finisco di scrivere un post sui ricordi, passo qui e…
ho la memoria corta e tendo a distorcere sempre tutto. più spesso idealizzando. conosco questo mio limite, per questo scrivo molto. per dirmi, ehi eli, guarda che le cose sono andate in un altro modo, sveglia. ma ognuno costruisce un proprio mondo, come meglio crede. riusciamo ad ingannarci lo stesso. sopravvivenza forse.
scrivo e faccio foto sperando di dimenticare il meno possibile. per fregare la mia ingenuità.
peccato che, prima o poi, anche gli hard disk dimenticano.
è sempre bello ritrovarmi qui a riflettere.
25 gennaio 2012 at 10:25
@Francesco
Le idee geniali. In cui tu non credi mai. Che anche io ho poca, pochissima memoria. E questa potrebbe essere davvero la soluzione.
@Marty
In realtà è la lettura che potrebbe essere sbagliata. Magari per motivi che sono propri a ognuno di noi gli eventi di un determinato periodo vengono visti come qualcosa di brutto.
Per esempio quando mi tolsero le tonsille ricordo che pure i gelati in quel periodo erano terribili. In realtà erano sempre gli stessi gelati.
Una cosa che hai detto su tutto.
“Un ricordo non è una zavorra. È un’esperienza.”
-prende appunti-
@Chiaretta
Se mi avessi detto che ci avevi dato fuoco veramente sarebbe stato bellissimo.
E non ti avrei preso per una piromane.
Ma per una persona che guarda la strada davanti a sé, dopo aver accettato quella che ha appena calpestato. Piacere di vederti qui. SÌ.
@Elllisa
Ecco. Tu passi di qui e a me viene da sorridere.
Siamo molto simili. Forse abbiamo metodi simili di sopravvivenza.
Forse se ci ritrovassimo in un bosco probabilmente ci comporteremmo alla stessa maniera. Accenderemmo il fuoco nello stesso modo, costruiremmo ripari nella stessa maniera, seguiremmo il percorso e il sentiero con lo stesso metodo.
E alla fine ci perderemmo. Di brutto. Forse.
Perché a forza di idealizzare poi ci si inscimunisce.
25 gennaio 2012 at 18:42
parli di ricordi e di memoria. con me. rido. sai già la risposta.
26 gennaio 2012 at 19:48
@did
La so. Mi sa.
E sorrido.
2 febbraio 2012 at 19:50
Il mio punto di vista sulla faccenda è quello di una persona smemorata. Letteralmente svampita, senza memoria a breve termine e con serie difficoltà anche sulla memoria a lungo termine.
Quando si è così, c’è da chiedersi due cose: 1. perchè? e 2. che fare?
Le mie personali e incomplete risposte a queste domande sono come sempre bivalenti, perchè non riesco mai a dare una risposta secca, ma sempre ad analizzare, spezzettare, guardare le cose da ogni lato e poi dire “ha questa, questa e questa faccia”. L’importante per me però è che si parli sempre di cose tridimensionali. Allora sì che si ragiona. Ebbene:
1. da una parte perchè la mia memoria RAM è esaurita e perchè ho bruciato molti neuroni. Non so come, le droghe non possono c’entrare in alcun modo…forse il poco sonno sì, però. Ma è un dato di fatto per me ormai certo. E si sa che, una volta andati, i neuroni non si recuperano più. Mai più. Un po’ come i capelli. Di capelli ne crescono altri, è vero, ma non saranno mai neri e belli come prima. Anzi. Dopo un po’ ti farebbe anche piacere che smettessero di crescere capelli nuovi e così velocemente, che il bianco non ti dona. Ma sto divagando.
D’altra parte io dimentico perchè fa bene rimuovere, perchè se ricordassi tutto quel che ho vissuto, forse impazzirei. E non riuscirei mai ad andare avanti. Rimarrei per sempre legata al passato e ai miliardi di emozioni, volti, spiagge, canzoni, occhi, sorrisi, lettere che…no. Non ce la farei a vivere.
C’è un altro lato, che non dipende da me, ma è provvidenziale. Si dimentica per concentrarsi sul presente.
Farò un discorso forse banale, ma per me mai scontato…non nella quotidianità, quando poi ci scontriamo con la nostra natura umana, perennemente nostalgica e speranzosa. Ma mai davvero PRESENTE A SE STESSA. Essere “presenti a se stessi” è un’espressione che mi piace tantissimo, perchè spiega esattamente il modo per me più vero di stare al mondo. La nostalgia va benissimo…ma è il passato. La sperenza è inevitabile, ma è il futuro.
Per una come me, senza memoria…il presente è ancora più importante. E’ l’unica cosa che ho veramente.
E così, senza dilungarmi oltre, ho risposto anche alla seconda domanda.