Un mese intero. Forse di più. Un mese e mezzo che ci stai pensando cazzo. E non ne puoi più.
Una donna? Un esame imminente? Una decisione di vitale importanza?
No. Una canzone del 2001.
Hai ben chiaro come faccia, tanto che la puoi cantare tutta, dall’inizio alla fine. Piccolo particolare: un annebbiamento pressoché totale sul testo. Ricordi soltanto il motivo. Allora chiedi a qualche amico molto ben informato sul mondo della musica. Niente da fare. Fermi a caso hipster e ragazzi un po’ indie per la strada e gliela canti. Ma nulla di fatto, sono dannatamente tutti troppo giovani.
“Gli Interpol?” ti chiedono.
No, gli Interpol non c’entrano. E nemmeno gli Editors.
Cazzo.
Allora provi su http://www.midomi.com/. È stato un amico ad avertene parlato. Tu fischi o canticchi la canzone a bocca chiusa e il server la cerca nel suo archivio. “Figo”, ti dici, ma lo sai benissimo che non ci stai realmente credendo. Poi appena hai un attimo di tempo libero ti fiondi sul sito e quando, dopo averla cantata per venti secondi, ti esce fuori l’ultimo singolo di Rihanna capisci che non c’è proprio più un cazzo da fare. Che tutto è perduto.
Non ci sono Shazam e SoundHound che tengano. La canzone è troppo vecchia e troppo poco famosa. Ma come cazzo si chiamavano loro? E l’album? Era un nome corto, cortissimo, ma pieno di significato. E continui a canticchiarla mentre fai il bucato, stendi i calzini, lavi i piatti, pulisci casa, mentre ascolti altre canzoni, mentre leggi, mentre cammini per la strada. Ascoltare musica ormai è diventato come fare l’amore e pensare a qualcun’altra.
Passi le notti su Wikipedia cercando tra le innumerevoli liste di gruppi, le influenze musicali, e le annate migliori, come il vino. Dal New Wave ti ritrovi al Post-punk Revival. Come passare dal Sangiovese al Chianti in pochissimi attimi, senza sapere bene di cosa si stia parlando. Finisci pure su http://www.debaser.it, dopo anni che non ci mettevi più piede. Almeno l’anno te lo ricordi. “2001″ scrivi nel motore di ricerca. E te li passi tutti, uno per uno. Ogni singolo fottuto album uscito in quell’anno. Riesumando anche cadaveri che non avresti voluto riesumare. Sciami interi di ricordi come se piovessero.
Ma niente da fare. Ricordi tutta la tua vita molto dettagliatamente, tranne il nome di quella canzone.
Così per la tua sopravvivenza un bel giorno decidi di farlo. Decidi di smetterla. Di metterti il cuore in pace. Riprendi a fare le tue cose. Normalmente. Fai finta di nulla. E provi a dimenticarla.
[mi rendo conto che queste ultime due righe avrebbero potuto esser scritte per una donna. ma non è così, vi giuro che non è così. vi giuro.]
Quindi, davvero, ci sei riuscito.
Da qualche giorno non hai più il chiodo fisso. La vita ha ripreso il suo decorso più naturale, come fosse una malattia. A scorrere come niente fosse. Come sangue pulito.
Poi una bella mattina, a distanza di una settimana da quando hai deciso di smettere completamente di pensarci, mentre stai inzuppando in una sola volta due macine della Mulino Bianco, e dopo esserti soffermato coi biscotti, forse soprappensiero, troppo a lungo sotto la superficie del caffellatte, mentre lentamente, molto lentamente stai sollevando le due macine per portarle alla bocca, queste stronze, entrambe forse ormai eccessivamente zuppe, ti si spezzano di netto tra le dita.
Una metà ti resta in mano.
L’altra invece sta precipitando rovinosamente da una altezza di trenta centimetri fin dentro la tazza.
Al rallentatore.
Ed è in quel preciso momento. Nei lunghissimi attimi che precedono il disastro che in un millesimo di secondo tu ti rispondi alla domanda, a quella domanda che da una settimana ormai avevi dimenticato. È in quel preciso momento che l’illuminazione arriva.
Come se tutto fosse stato congelato per ore.
Per giorni.
Interi.
Che ti sembra un po’ come uscire dal coma.
“The Dismemberment Plan” si chiamavano.
L’album era “Change“.
La canzone “Time Bomb“.
Fanculo.
Le macine, pesantissime, si scontrano contro la superficie del caffellatte. Un piccolo ma bastardissimo tsunami marroncino ti raggiunge la faccia.
Una pozzanghera enorme di latte misto a caffè sui pantaloni e sulla tavola, ovunque. Mentre tutto sta colando sul pavimento, gocciolando giù dalla tovaglia di plastica. Mentre tutto sta cadendo a pezzi. A cominciare dalla tua memoria.
Le macine spappolate dentro la tazza. Non te ne frega più nulla. Tanto che butti nel latte anche le due mezze macine asciutte che ti erano rimaste in mano.
Il tuo fottutissimo sorriso a trentadue denti. Mentre tu, mentre tu sei finalmente un uomo felice.
Anche se tutto sta cadendo a pezzi, sì.

cose da ascoltare: The Dismemberment Plan – Time Bomb